RFF035 LUPITA’S PROJECT – WE ARE DONE

We Are Done è il nuovo lavoro Lupita’s Project, band folkandroll.  Album condito dagli episodi della loro polverosa scorribanda Rock: Tonight’s The Day, Jokerjohnny I-II, Easylove, I Leave my place to the bitches, Sex Me e We Are Done.
Cletus Cobb alla chitarra, armonica evoce, The Cosswho al basso, Valeruz Velasco all’hammond, Teo Marchese alla batteria, Mirko Blanco de la Fuente alle percussioni e Marlon Richards alle chitarre.
Una banda irriverente e guascona. Musica che fa il verso ad atmosfere cupe e sinistre. Ballate rock dal sapore roots. Ballate… tutti!
Riff Records in collaborazione con Penegal Productions si è occupata della versione vinile. 300 copie autografate in PINK VINYL VERSION.
(…) Il mese scorso ho rivisto il Ducoli a Lisbona. Ha pagato tutti i suoi debiti. Mi ha portato il nuovo album dei Lupita’s Project, in anteprima.
Gli chiedo “Perché We Are Done? È la fine di una storia d’amore? I Lupita’s non mi sembrano gente romantica?” Mi risponde cose sconfusionate che alla fine riassume in questa frase: “Mettilo nello stereo che ti spiego… è difficile da spiegare”.
We Are Done è un album incredibilmente molesto, irriverente, stupido, maleducato, al limite del presuntuoso. Suona come un addio, ma anche come un “vaffanculo”; suona come un “ci siamo tanto amati”, ma anche come un “non so mica se ti ho mai amato”. Suona strano…
Eviterò di parlarvi di perle come Lovedust o Loveline, e preferisco evitare le questioni tecniche da recensione di mestiere. Veniamo subito all’Interrogativo dunque (nda: Amletico dubbio?): i Lupita’s Project annunciano il loro scioglimento realizzando un album intero? Cos’è We Are Done? È un disco di comodo realizzato in fretta e furia con b-sides rimaste nel cassetto? È uno scherzo? È un doloroso atto d’addio? Una colossale presa per il culo? Che cosa cazzo è?
Non sono riuscito a sapere nulla.
Io vi riposto il mio personale punto di vista: i Lupita’s scelgono di tornarsene alle vie della foresta, pentiti di aver provato a vivacchiare ai margini della città. Questa è l’unica cosa che mi viene da scrivere nell’incredulità dell’ipotesi più plausibile. Del resto lui stesso dice Non ci ha mai accolti nessuno e quindi non vedo dove sia il problema se ce ne andiamo senza salutare… comunque sia, amore mio, vaffanculo.
Passo e chiudo. (…)
(Maximilian Dutchman. RockFILES n. 1999. Lisbona, 9 gennaio 2016)

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